domenica 3 luglio 2011

Delfo Zorzi


Delfo Zorzi (Arzignano, 3 luglio 1947) è un imprenditore italiano naturalizzato giapponese.
Alla fine degli anni '60 Zorzi, esponente dell'organizzazione extra-parlamentare neofascista Ordine Nuovo fu accusato di essere l'esecutore materiale della Strage di Piazza della Loggia del 28 maggio 1974 ma fu poi assolto.

Entrato in Ordine Nuovo nel 1966, è diventato capocellula a Mestre, dove la sua famiglia commerciava in pellami.
Nel 1968 si è trasferito a Napoli per studiare Lingue orientali all'Istituto Universitario Orientale. Si è laureato con una tesi sul Bushidō, una forma di cultura giapponese legata all'etica guerriera, relatore Pio Filippani Ronconi. Il 9 ottobre 1968, con Giampietro Mariga e Martino Siciliano prese parte all'assalto della sede del Partito Comunista Italiano di Campalto a Mestre.
Il 17 novembre del 1968 fu arrestato con Giampietro Mariga perché sorpreso dalla polizia in possesso di un mitra, un elmetto, una tuta mimetica e una piccola quantità di esplosivo.
La strage di Piazza Fontana

È stato imputato per la Strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 a seguito di testimonianze che lo indicavano come esecutore materiale dell'attentato, ovvero come colui che confezionò l'ordigno e lo collocò nei locali della filale della Banca Nazionale dell'Agricoltura sita in piazza Fontana a Milano.
Zorzi è stato condannato all'ergastolo il 30 giugno 2001 in primo grado. Il governo italiano ha richiesto l'estradizione al Giappone dove Zorzi vive, ottenendone un rifiuto perché nel frattempo Zorzi si era naturalizzato giapponese (pur conservando anche illegalmente il passaporto italiano).
Successivamente, il 12 marzo 2004, la Corte d'assise d'appello di Milano ha ribaltato il verdetto ed ha assolto Zorzi. La Cassazione ha rigettato il Ricorso proposto contro tale Sentenza.
Nel giugno 2005, al termine dell'ultimo processo su piazza Fontana, riaperto negli anni '90 a Milano per trovare i complici di Franco Freda e Giovanni Ventura, la Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità di Freda e Ventura in ordine alla strage. Secondo la Cassazione, così come per le corti d'appello, anche "la cellula veneziana di Maggi e Zorzi" nel 1969 organizzava attentati, ma "non è dimostrata la loro partecipazione alla strage del 12 dicembre". La corte giudica così "inattendibile" il pentito di Ordine Nuovo Carlo Digilio, mentre certifica "veridicità e genuinità" di quanto dichiarato da Martino Siciliano, ossia che "Siciliano ha partecipato alla riunione con Zorzi e Maggi dell'aprile '69 nella libreria Ezzelino di Padova" in cui "Freda annunciò il programma degli attentati ai treni". Tuttavia, poiché tali bombe non provocarono vittime, non è dimostrato il coinvolgimento di Maggi e Zorzi nella "strategia stragista di Freda e Ventura".
La strage di Piazza della Loggia

Zorzi è stato indagato e rinviato a giudizio per la Strage di Piazza della Loggia a Brescia, processo nel quale è stato assolto assieme a tutti i 5 imputati, in base all'articolo 530 comma 2, assimilabile alla vecchia insufficienza di prove.
Il pentito Martino Siciliano, teste chiave nei processi per le stragi di Piazza Fontana e di Piazza della Loggia, ad oggi latitante, avrebbe scagionato Delfo Zorzi da ogni accusa e sarebbe stato pagato nel 1994 con 6 mila marchi tedeschi dell'epoca (non si sa a che titolo) provenienti da un conto svizzero riconducibile alla Fininvest/Mediaset.
È stato assolto in primo grado il 16 novembre 2010 dalla Corte d'Assise di Brescia per insufficienza di prove.
Trasferimento in Giappone

Appassionato di cultura nipponica, nel 1974 Zorzi si trasferisce in Giappone grazie ad una borsa di studio. Lì ha successo come imprenditore.
Nel 1989 ha preso il passaporto giapponese, assumendo il nuovo nome di Hagen Roi, che in giapponese significa "origine delle onde"[5], secondo alcuni in assonanza col tedesco Haken-kreuz (pronuncia aken-cròiz); in italiano croce uncinata, svastica.[6]
Oggi Zorzi vive a Tokyo, nel quartiere di Aoyama, e grazie alla sua cittadinanza giapponese non può essere estradato in Italia. Commerciante di successo, coordina da Tokyo diverse aziende di import-export in Asia e in Europa.
Nel settembre del 2005 un'inchiesta del settimanale L'Espresso[7] ha accusato Zorzi di svolgere affari in Italia nel campo della pelletteria attraverso una serie di società sotto copertura. Nello specifico sarebbe proprietario nel negozio Oxus a Milano, con sede in Galleria Vittorio Emanuele II, in un fondo di proprietà del comune meneghino, di un altro negozio della stessa catena in Piazza Fiume a Roma[8], e di altri negozi Oxus a Conegliano Veneto e Pordenone[9].
È intervenuto nel corso della trasmissione televisiva Porta a Porta condotta da Bruno Vespa. La telefonata è stata in parte ritrasmessa durante la trasmissione Blu notte, condotta da Carlo Lucarelli, in una puntata dedicata alla Strage di Piazza Fontana.
Dal Giappone Zorzi, coadiuvato dal nipote, ha continuato la sua carriera imprenditoriale in Italia, tessendo una vasta tela di aziende operanti nel settore tessile e dell'alta moda con filiali in molteplici paesi. Nel febbraio del 2010 è stata condotta un'inchiesta dalla guardia di finanza veneziana, che ha sequestrato un sistema di comunicazione "criptata", fatta di acronimi, sigle e codici identificativi, attraverso il quale, secondo le fiamme gialle, Delfo Zorzi, identificato come Gm, ossia General manager, in tutta tranquillità dal Giappone, disponeva dettagliatamente alle varie società tutte le operazioni commerciali da svolgere. In particolare la sede della Svalduz s.r.l. era collegata tramite il sistema informatico comune con una società svedese, la Mullbeck AB, che veniva gestita direttamente dall'Italia per tutti gli aspetti commerciali. Questo ha consentito alla guardia di finanza, in base alle leggi tributarie vigenti, di poter ricondurre a tassazione in Italia tutto il reddito prodotto nel tempo dalla società svedese: così alla fine si è arrivati alla contestazione di un'evasione fiscale per gli anni dal 2004 al 2008 di circa quaranta milioni di euro di imposte dirette e venti milioni di euro di Iva. Al momento sono in corso accertamenti in varie società estere legate al gruppo (alcune in paradisi fiscali) per permettere al fisco dei rispettivi paesi di tracciare un quadro completo dell'entità effettiva del sistema di evasione

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