domenica 30 novembre 2008

La nascita dei bambini non dipende dalla luna



Salute e medicina
La nascita dei bimbi non dipende dalla Luna
Salute e medicina
Inserito da scienzetv il Gio, 27/11/2008 - 12:29





BERLINO, Germania -- E' vero: quando si attende l'arrivo di un bambino, si ricorre davvero a tutto per scoprire quando sarà il momento fatidico. La tradizione popolare racconta che uno dei metodi più affidabili per le previsioni sia quello di guardare le fasi lunari. Ovvero, le nascite sarebbero favorite dalla Luna piena. Ebbene, non è vero.
Lo ha dimostrato un ricercatore tedesco, Oliver Kuss. Lo scienziato dell'Università di Halle ha realizzato il più grande studio per volume di dati a livello mondiale. Kuss ha raccolto informazioni su 4 milioni di nascite tra il 1966 e il 2003 e le ha analizzate alla luce delle fasi lunari. Il risultato è stato pubblicato oggi sul quotidiano Die Welt. Ebbene, secondo lo studio durante le fasi di Luna piena non si registra alcuna concentrazione delle nascite. Dunque, il detto popolare che la cicogna vola con la luna piena è del tutto irrealistico. Tuttavia ora la fantasia popolare può ricamare su altre scoperte dello studioso tedesco. Sì perché, a quanto pare, la maggior parte dei bebè teutonici è nata lunedì o martedì. Ma vuoi mettere il fascino della Luna...

venerdì 21 novembre 2008

Nasa e Google mettono in rete lo spazio


Nasa e Google mettono in rete lo spazio
Inserito da scienzetv il Ven, 21/11/2008 - 12:17

HOUSTON, Usa -- Dallo Shuttle potranno vedere i dati delle sonde su Marte. Dalla stazione spaziale internazionale in orbita, comunicare direttamente con le navette in arrivo o inviare immagini a una stazione spaziale sulla Luna. Il progetto è ambizioso: far comunicare fra loro stazioni spaziali, astronavi, navicelle e sonde sui pianeti.
Insomma, creare una sorta di internet dello spazio dove non serva più l'intervento di un centro di controllo posizionato sulla Terra come avviene oggi. E' questa l'idea che sta alla base del "Disruption Tolerant networking", ideato dalla Nasa e da Google.
L'esperimento ha già avuto un primo esito positivo. Nelle scorse settimana le immagini di Marte e del suo satellite Phobos sono state spedite alla sonda Epoxi, che si trova in viaggio verso la cometa Hartley-2, a 32 milioni di chilometri dalla Terra. Da qui sono tornate indietro senza difficoltà in maniera automatica grazie ad un nuovo protocollo chiamato Disruption – o Delay – Tolerant Networking (DTN). Il Dtn tiene quelle informazioni in "ghiacciaia" fino a quado il ricevente non è pronto a riceverle, e quindi le invia (o "inoltra" per usare il linguaggio ormai comune della posta elettronica). Per sviluppare questo nuovo software il centro JPL della Nasa e Google hanno lavorato insieme per dieci anni. I nodi sperimentati ora sono stati dieci: oltre alla sonda in viaggio ce n'erano altri nove erano simulati a terra. Il test è durato un mese. Fino ad oggi il sistema di comunicazione spaziale era tutto, diciamo così, "manuale". Nel senso che l'operatore del centro di controllo inviava una comunicazione e attendeva risposta. Niente di automatico. Ma, con un numero sempre maggiore di veicoli spaziali in orbita e con l'ipotesi di costruire basi spaziali su Luna e Marte, il sistema era destinato a non reggere. Da qui la necessità di disporre di un sistema più flessibile e che consenta comunicazioni varie contemporaneamente.

giovedì 20 novembre 2008

Quando l'anima dimorava nella lapide



Archeologia
Età del ferro nel Vicino Oriente
Quando l'anima dimorava nella lapide




Una stele con testo e immagini rinvenuta in condizioni quasi perfette prova che le antiche popolazioni del luogo ritenevano che l'anima del defunto abitasse nella suo monumento funebre

"Io, Kuttamuwa, servo Panamuwa, sono quello che ha provveduto in vita alla produzione di questa stele. L'ho posta nella camere eterna (?) e ho disposto un banchetto per [il dio della tempesta] Hadad, un montone per [il dio del Sole] Shamash, ... e un montone per la mia anima che è in questa stele." Questa incisione su una stele rinvenuta nelle regioni sud-orientali della Turchia, nel sito archeologico di Zincirli, dimostra che le popolazioni locali dell'età del ferro ritenevano che l'anima del defunto abitasse nella sua stele commemorativa. La scoperta è stata fatta da un gruppo di archeologi dell'
Università di Chicago diretti da David Schloen, che presenterà la "stele di Kuttamuwa" al convegno dell'American Schools of Oriental Research a Boston il 22 novembre prossimo.
"La stele è in condizioni quasi perfette. E' una combinazione unica di testo e immagini e ci fornisce un'importante sovrappiù di conoscenza dell'antico linguaggio e delle cultura della regione" ha detto Schloen.
Il sito di Zincirli - vicino all'antica città di Sam'al, al confine fra Anatolia e Siria - fu scavato per la prima volta nel corso degli anni novanta del XIX secolo da archeologi tedeschi, che vi rinvennero le mura di una città e diversi palazzi. Dato che su di esso non sono state costruite altre città, appena sotto la superficie si trova materiale dell'età del ferro eccellente, in buona parte ora conservato dei musei di Berlino e di Istanbul.
La stele è stata scoperte l'estate scorsa in un piccolo ambiente che era stato convertito in cella mortuaria per un ufficiale reale che si descrive nell'iscrizione come "servo" del re Panamuwa dell'VIII secolo a.C. E' stata trovata in prossimità delle mura della città in un'area residenziale, forse proprio la casa di Kuttamuwa, alquanto distante dal palazzo reale dove in precedenza erano state rinvenute diverse iscrizioni.
Secondo Schloen, la stele dimostra chiaramente che la cultura dell'età del ferro di Sam'al aveva ereditato trazioni culturali semitiche e non semitiche. Kuttamuwa e Panamuwa, sono infatti nomi non semitici, che riflettono le migrazioni nella regione delle popolazioni che parlavano lingue indoeuropee, avvenute in epoca hittita. Nell'VIII secolo a.C., queste popolazioni parlavano però un dialetto semitico occidentale e si erano completamente integrate nella cultura locale. L'iscrizione di Kuttumuwa, osservano i ricercatori, mostra un affascinante rimescolamento di elementi culturali semitici e non semitici, fra cui la credenza in un'anima persistente, che non abitava nella salma del defunto, come nel tradizionale pensiero semitico, ma nella lapide commemorativa, probabilmente perché i resti venivano cremati, pratica accuratamente evitata nelle culture semitiche.
Il testo è redatto in una scrittura derivata dall'antico fenicio in un dialetto semitico simile ad aramaico ed ebraico ed è di grande interesse sia per i linguisti sia per i biblisti e gli storici della religione in quanto proviene da un regno contemporaneo all'antico regno di Israele che con quest'ultimo aveva molti punti di contatto linguistici e culturali.
La scoperta getta una nuova sorprendente luce sulle credenze della vita ultraterrena nell'Età del ferro, e in particolare sulla credenza che l'identità, "l'anima", del defunto, permanesse abitando all'interno del monumento su cui era stata tracciata la sua immagine, come sottolinea la frase finale dell'incisione. (gg)
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mercoledì 19 novembre 2008

Tempi geologici per la biochimica senza enzimi



Biologia
Sui “Proceedings of the National Academy of Science”
Tempi geologici per la biochimica senza enzimi



La conoscenza di questi dati permette di apprezzare l’evoluzione dei catalizzatori delle reazioni biochimiche e un confronto con i catalizzatori di sintesi

Tutte le reazioni biologiche all’interno delle cellule dipendono dagli enzimi: la loro azione permette a tali processi di svolgersi nell’arco di alcuni millisecondi.Ma quanto lentamente procederebbero le reazioni spontaneamente, cioè in assenza di enzimi: minuti, ore o giorni? E quale importanza scientifica ha tale questione? A occuparsene da alcuni anni è Richard Wolfenden, docente di biochimica e biofisica dell’
Università della North Carolina a Chapel Hill. Nel 1995, Wolfenden ha trovato che senza un particolare enzima, una reazione biologica assolutamente essenziale per costruire DNA ed RNA impiegherebbe circa 78 milioni di anni.
"Ora abbiamo trovato una reazione che, in assenza di enzimi, è circa 30 volte più lenta di quella”, ha spiegato Wolfenden. "Il suo tempo di dimezzamento, cioè il tempo che impiega la metà dei reagenti per essere consumata, è di 2,3 miliardi di anni, circa metà dell’età della Terra; gli enzimi fanno sì che la reazione si svolga nell’ordine di alcuni millisecondi.”
Secondo quanto riporta la rivista “Proceedings of the National Academy of Science”, che pubblica un resoconto dello studio, la reazione in questione è essenziale per la biosintesi dell’emoglobina e della clorofilla.
L’enzima che la catalizza, l’uroporfirinogeno decarbossilasi, è perciò fondamentale sia per la vita vegetale sia per quella animale: il tasso di produzione di clorofilla ed emoglobina nelle cellule “viene aumentato di un fattore enorme, equivalente alla differenza tra il diametro di una cellula batterica e la distanza tra il Sole e la Terra”.
La conoscenza di questi dati permette ai biologi di apprezzare l’evoluzione dei catalizzatori delle reazioni biochimiche e consente anche un confronto con i catalizzatori chimici sintetizzati in laboratorio. “Inoltre, gli enzimi che raggiungono una così alta efficienza come catalizzatori rappresentano anche alcuni fra i più sensibili bersagli per lo sviluppo di farmaci”, ha concluso il ricercatore. (fc)

sabato 15 novembre 2008

Hubble fotografa un pianeta extrasolare



Inserito da scienzetv il Ven, 14/11/2008 - 12:48

BERKELEY, Usa -- Il telescopio spaziale Hubble ha fatto un'altra scoperta clamorosa. Ha fotografato per la prima volta ad altissima risoluzione un pianeta extrasolare. L'immagine destinata a entrare nella storia è quella del pianeta «Fomalhaut b» in orbita attorno alla stella Fomalhaut nella costellazione del «Pesce australe».
Si tratta di un astro piuttosto vicino alla Terra (25 anni luce) e molto giovane: soli duecento milioni di anni. La sua brillantezza è 16 volte più alta del Sole. A individuarlo per primo era stato il satellite Iras che negli anni Ottanta aveva registrato nell’infrarosso la presenza di materiale nel circondario della stella. Non si trattava di polvere cosmica, sostenevano gli astronomi. Nel 2001 sei scienziati puntano Hubble nella direzione di Fomalhaut per cercare di vederci chiaro. Fanno centinaia di riprese. Poi nel 2004 e nel 2006 spuntano due fotografie che indicano un puntino giallo: era il pianeta che cercavano. Finora, con varie tecniche, sono stati trovati nello spazio circa 300 pianeti extrasolari. Ma nessuno è mai stato visto da vicino. La loro presenza veniva certificata solo indirettamente, attraverso le anomalie nel comportamento della stella madre o per un indebolimento della sua luminosità. E invece stavolta la fortuna e l’occhio di Hubble hanno avvistato il profilo planetario nel disco di polveri e corpi ghiacciati che circonda la stella madre. Si tratta di «Fomalhaut b», un pianeta gassoso e caldo simile a Giove, tre volte più grande e probabilmente con anelli come Saturno. Per compiere un giro intorno al suo astro, Formalhaut impiega 872 anni terrestri. A scoprirlo sono stati gli scienziati dell'Università della California, a Berkeley.

venerdì 14 novembre 2008

Per dormire meglio profumo di rose


Scienze della mente
Per dormire meglio profumo di rose
Inserito da scienzetv il Lun, 27/10/2008 - 12:31

CHICAGO, Usa -- I bei sogni sono favoriti se, prima di andare a dormire, mettete nella stanza fragranze profumate di rosa. Non è la nuova campagna pubblicitaria di un profumo, ma il risultato di uno studio scientifico presentato ieri alla conferenza dell'Accademia americano di otorinolaringoiatria di Chicago.
Inserisci da qui il corpo della notizia. La ricerca è stata realizzata dagli scienziati dell'Università di Mannheim, in Germania. Secondo gli studiosi è il filo diretto che lega il naso al cervello a determinare l'immaginario durante il sonno. Gli esperimenti del medico tedesco Boris Stuck hanno dimostrato che "il colore emotivo" dei sogni, cioè la loro piacevolezza, è influenzato dall'odore dell'ambiente. Lo scienziato ha analizzato i comportamenti di 15 donne. Ebbene, addormentate in una stanza imbevuta di fragranza di rosa, al loro risveglio dalla fase Rem del sonno (quella in cui si presentano i sogni), le donne hanno spesso riferito scene gradevoli. Al contrario, ripetendo l'esperimento con un odore di uova marce, il "colore emotivo" dei sogni ha virato verso l'angoscia. Certo, il campione di persone preso in analisi era numericamente limitato. Però dall'esperimento potrebbero venire gli spunti per altri interessanti approfondimenti di neurologia e psicanalisi. Il collegamento fra odori ed emozioni, d'altronde, è già stato ampiamente documentato. Così come non c'è dubbio che gli odori - che altro non sono che stimoli esterni al cervello attraverso al percezioni olfattiva - abbiano il potere di influenzare il contenuto dei sogni. Artin Arshamian, psicologo dell'università di Stoccolma, lo scorso anno ha pubblicato uno studio sui "sognatori di odori". In cui sostiene che, come nel sonno ci sono persone che vedono solo scene in bianco e nero, ci sono altri che arricchiscono i sogni con odori e chi invece si usa altri sensi. Un'ipotesi presa al balzo dalle aziende di profumi. Nel 2004, la giapponese Takara cercò di sfruttare le scoperte sulle relazioni fra sensi e sonno e lancio provò la "Fabbrica dei sogni", uno strumentino che univa dolci melodie, luci soffuse e fragranze di fiori, promettendo sonni meravigliosi. Mentre, ormai in quasi tutti i centri benessere, esistono ambienti esclusivamente dedicati all'aromaterapia un rilassante trattamento a base di essenze naturali.

giovedì 13 novembre 2008

L'impaccio delle zampe


Biologia
Andirivieni evolutivi
L'impaccio delle zampe



Una delle specie di Lerista ha perso completamente le zampe, adattandosi a un ambiente sabbioso, in meno di 3,6 milioni di anni
Una piccola lucertola, Lerista, ha più volte cambiato significativamente la forma del proprio corpo nell'arco di tempi evolutivamente molto brevi. Lo hanno dimostrato ricercatori dell'
Università di Adelaide, in Australia, che illustrano i risultati del loro studio in un articolo pubblicato sulla rivista online ad accesso pubblico BMC Evolutionary Biology.
Le lucertole australiane del genere Lerista rappresentano un modello particolarmente appropriato per lo studio della riduzione degli arti nelle lucertole e nei serpenti, dato che fra le 75 specie che lo compongono esiste una varietà di configurazioni degli arti assai elevata, andando da specie dotate di arti cinque dita fino a specie completamente prive di arti.
"Si ritiene che queste lucertole abbiano perso gli arti perché passano gran parte della loro vita 'nuotando' sulla sabbia, dove le zampe non sono non sono necessarie, ma a volte rappresentando addirittura un ostacolo", ha osservato Adam Skinner, che ha coordinato lo studio.
La cosa che più ha colpito Skinner e colleghi, che per studiare lo schema e la velocità di questa riduzione degli arti hanno eseguito un'ampia analisi genetica di questo genere di lucertole, è stata la scoperta - resa possibile anche dall'utilizzo di modelli al computer che simulavano i possibili percorsi evolutivi - del fatto che l'evoluzione di un corpo simile a quello dei serpenti non solo è avvenuto indipendentemente più volte, ma che questo processo si è svolto sempre in tempi relativamente brevi: "La velocità massima per la perdita completa delle zampe si è avuta nell'arco di soli 3,6 milioni di anni", ha osservato Skinner, sottolineando come si tratti di una rapidità eccezionale per un cambiamento evolutivo così significativo. (gg)