domenica 21 settembre 2008

S'inceppa la macchina della "fine del mondo"



NEWS
21/9/2008 - IL CASO
Si inceppa la macchina della "fine del mondo"


Guasto al Cern, fermo per due mesi l'acceleratore di particelle

PIERO BIANUCCI
Incidente al Cern, almeno due mesi di stop per l’acceleratore di protoni LHC, il più grande del mondo, inaugurato a Ginevra il 10 settembre davanti a cinquecento giornalisti. E’ successo venerdì poco dopo mezzogiorno, ma la notizia è stata diffusa solo sabato pomeriggio. Una connessione elettrica tra due magneti superconduttori è andata in cortocircuito e il calore che si è prodotto ha «bucato» il circuito dell’elio liquido che serve a raffreddare i magneti a 271 gradi centigradi sotto zero. L’elio liquido si è così riversato in grande quantità nel tunnel a cento metri di profondità al confine tra Francia e Svizzera. Nessun danno alle persone, non è certo la «fine del mondo» neppure in senso figurato. Sono malfunzionamenti piuttosto comuni in queste tecnologie estreme. Però è un contrattempo sgradevole per vari motivi. Perché ci sarà un ritardo nell’avvio degli esperimenti. Perché la spesa per la riparazione non sarà lieve, anche se irrisoria rispetto agli otto miliardi del costo complessivo di LHC. Perché il 21 ottobre, quando è prevista l’inaugurazione «politica» di LHC con l’intervento di decine di capi di Stato, la gigantesca macchina non potrà funzionare. E infine anche per un motivo psicologico. Il 10 settembre aveva trovato ascolto la tesi di una sparuta minoranza di scienziati, secondo i quali LHC avrebbe potuto produrre minibuchi neri capaci di inghiottire la Terra intera. Ovviamente non è successo e non succederà niente del genere, ma su Internet già dilagano migliaia di blog che rilanciano paure e grida di allarme. LHC, Large Hadron Collider, è una pista circolare lunga 27 chilometri nella quale corrono in direzioni opposte fasci di protoni, le particelle che con i neutroni costituiscono i nuclei atomici. I due fasci si scontrano in quattro aree sperimentali. E’ lì che i fisici sperano di trovare il «bosone di Higgs», detto anche «la particella di Dio» perché spiegherebbe l’esistenza di tutte le altre e quindi dell’universo stesso. Perché i protoni formino fasci sottili come un capello occorrono potenti magneti. Altri magneti servono a curvarne la traiettoria in modo che seguano la circonferenza del tunnel. I magneti che svolgono questo compito sono l’oggetto più freddo dell’universo: 1,9 Kelvin sopra lo zero assoluto, mentre lo spazio cosmico è a 2,7. Il raffreddamento, che serve a limitare il consumo di energia elettrica, si ottiene con elio liquido. E’ facile capire che una struttura formata da 1700 magneti distribuiti lungo 27 km, con parti ultrafredde e altre a temperatura ambiente, subisce forti stress per la diversa dilatazione dei materiali. Nell’incidente di venerdì il cortocircuito ha causato uno sbalzo termico ben più violento, e il sistema di contenimento dell’elio ha ceduto. La riparazione sarà lunga perché il settore 3-4 della «pista» per protoni che ha subito il danno dovrà essere riportato a una temperatura normale, e dopo la riparazione occorrono parecchie settimane per ridiscendere a meno 271°C. Un problema simile aveva già ritardato quasi di un anno l’inaugurazione. «Quando è avvenuto l’incidente - fa notare James Gillies, portavoce del Cern - il fascio di protoni non era acceso e i tecnici al lavoro non hanno corso nessun rischio: le misure di sicurezza hanno funzionato alla perfezione». Ma basterà a far tacere gli epigoni di Nostradamus?

sabato 20 settembre 2008

Allarme, batteri sempre più resistenti



Allarme, batteri sempre più resistenti
Inserito da scienzetv il Ven, 19/09/2008 - 16:38



GINEVRA, Svizzera -- E' allarme nel mondo della medicina per la rapidità con cui i batteri si stanno rafforzando contro i medicinali finora prodotti dalla case farmaceutiche mondiali. Gli antibiotici, sostengono queste ultime, non riescono più a debellare le forme batteriologiche attuali che si sono rinforzate in questi anni.
"I maggiori successi della medicina moderna rischiano di venire meno. Senza l'efficacia degli antibiotici, interventi chirurgici, trapianti di organi e chemioterapia contro i tumori sarebbero impensabili" sottolinea Otto Cars, il professore dell'università di Uppsala che ha dedicato la vita agli studi sull'antibiotico-resistenza. Il processo è lento, ma ogni volta che si usa un antibiotico, alcuni batteri sopravvivono al trattamento. Per selezione naturale, il ceppo resistente si moltiplica e si rafforza. E la prossima volta che l'antibiotico verrà usato sull'infezione non avrà più alcun effetto. Il più forte di questi batteri pare essere lo stafilococco aureo. E stato segnalato spesso negli ospedali. Provoca diverse infezioni, fra cui la polmonite. tipi di infezioni, fra cui una grave forma di polmonite. negli anni la sua resistenza agli antibiotici è cresciuta a dismisura, tanto da essere quasi inattaccabile. Si calcola che negli ospedali inglesi il batterio abbia fatto registrare 50 decessi del 1993 e 1600 del 2006. Le industrie farmaceutiche stanno sperimentando nuove vie. Dai bachi da seta, dal miele, e persino dal sangue di coccodrillo: per ora senza grandi passi in avanti.

giovedì 18 settembre 2008

Arcobaleno circolare sopra Cuba


Arcobaleno circolare sopra Cuba
Inserito da scienzetv il Gio, 18/09/2008 - 11:06

L'HAVANA, Cuba -- Cambia il clima e sono sempre più strani i fenomeni a cui andiamo assistendo. Ieri un arcobaleno di forma circolare è apparso nei cieli della capitale cubana L'Havana, mentre qualche giorno prima un'astronoma inglese catturava l'immagine di un arcobaleno capovolto nei cieli di Cambridge.
Si tratta di fenomeni del tutto inconsueti. "Non ho mai visto una cosa del genere in tutta la mia carriera", ha detto l'astronoma Jacqueline Mitton. Erano circa le 17 quando, affacciandosi dalla sua villetta la sessantenne - che ha studiato tutta la vita il cielo - ha visto quella strana formazione luminosa che di solito ha luogo solo nelle aree polari. "Devono verificarsi determinate condizioni climatiche, che certamente non capita di trovare a Cambridge. Almeno questo è quello che credevamo", ha detto l'esperta. Si tratta dunque del cosiddetto "arco circumzenitale" che si forma in zone molto fredde e ad alta quota, a causa della rifrazione dei raggi solari da parte di piccoli cristalli di ghiaccio. Un arco invertito, i cui colori sono molto più vivi rispetto a quello tradizionale, che, invece, è prodotto dai raggi del sole deviati dalle gocce d'acqua. E che dire dell'arcobaleno circolare di Cuba? Chi l'ha visto non credeva ai propri occhi. Questa particolare forma si realizza in presenza di sole e particolari condizioni atmosferiche che permettono di visualizzare un cerchio anziché i più consueti arco o semiarco. Chi lo ha osservato dal vivo se lo ricorderà per sempre...

Il campo magnetico "fossile" di Titano




Astronomia e cosmologia
Sulla rivista "Science"






Il campo magnetico "fossile" di Titano. I nuovi dati raccolti da Cassini mostrano che Titano effettivamente conserva una “memoria” di tale campo per un periodo compreso tra 20 minuti e tre ore dopo esservi passato in mezzo
Dopo 3 anni e 31 ravvicinati sorvoli di Titano, l’orbiter Cassini ha colto alcune immagini della luna mentre era al di fuori del campo magnetico di Saturno, rivelando come una parte di esso rimanga associato al satellite in forma di campo “fossile”. L’informazione raccolta in questo particolare sorvolo fornisce una risposta a molte domande rimaste finora insolute sulle relazioni tra le reciproche influenze di Saturno e di Titano. Sebbene il satellite non possieda un campo magnetico proprio, viene fortemente influenzato da quello di Saturno. A quanto si legge nell’articolo pubblicato sull'ultimo numero della rivista "Science", l’assenza di un campo magnetico intrinseco dà come risultato una diretta interazione tra l’atmosfera di Titano, chimicamente complessa, e l’ambiente circostante, ricco di plasma.
Tale interazione consiste nell’accoppiamento elettromagnetico tra le particelle cariche - frutto della ionizzazione dell’atmosfera di Titano e della la corona neutra - con il vento esterno di plasma magnetizzato.
Via via che il plasma si avvicina a Titano, acquisisce massa da questi ioni prodotti localmente e la sua velocità progressivamente diminuisce. Poiché il plasma procede virtualmente senza collisioni, il campo magnetico in esso è “congelato”, il che fa sì che le sue linee esterne corrano intorno al satellite. Tali linee di campo magnetico si addensano e si allungano creando una magnetosfera e una coda magnetica a valle del flusso. I nuovi dati raccolti da Cassini mostrano che Titano effettivamente conserva una “memoria” di tale campo per un periodo compreso tra 20 minuti e tre ore dopo esservi passato in mezzo.Cesar Bertucci e colleghi dell’
Università della California a Davis, dell’Università della California a Los Angeles, Dell’Università dell’Iowa e dello University College di Londra hanno osservato il campo magnetico di Saturno quando era effettivamente fossilizzato intorno alla ionosfera di Titano. (fc)

mercoledì 17 settembre 2008

Il primo cinese per una passeggiata nello spazio



» 2008-09-16 11:09
Spazio: primo cinese per passeggiata

Missione partirà il 25 settembre

(ANSA) - PECHINO, 16 SET - E' un pilota di caccia il primo cinese che farà una passeggiata nello spazio durante la missione che partirà il prossimo 25 settembre. Lo ha annunciato il governo cinese. Zhai Zhigang, colonnello dell'Esercito popolare di Liberazione che ha iniziato a collaborare al programma spaziale a partire dal 1998, e' stato scelto per fare compiere alla Cina questa nuova tappa simbolica nella corsa per la conquista dello spazio.

lunedì 15 settembre 2008

Arriva Cocoon, la capsula virtuale



Arriva Cocoon, la capsula virtuale
Inserito da scienzetv il Lun, 15/09/2008 - 12:25



NEW YORK, Usa -- Visto così, sembra un po' la sfera olografica del celebre film Minority report: un luogo in cui le informazioni comparivano in modo virtuale su schermi trasparenti in 3D. Ebbene, una società francese sta studiando una capsula in cui lavorare, studiare, intratternersi e quant'altro.
Il "bozzolo" in 3D - che prenderà il nome di cocoon - verrà piazzato magari in salotto dove il suo elegante design di certo non sfigurerebbe. Lo sta mettendo a punto la NAU, un collettivo internazionale di design che si propone di rivoluzionare il modo in cui interagiamo con il computer. Quando sarà completato sarà una capsula grande abbastanza da farci entrare un uomo che, una volta dentro, si troverà circondato da uno schermo a 360 gradi con un sistema di audio surround. Dentro l'aggeggio non ci saranno nè joystick nè mouse, bensì una serie di videocamere in grado di rilevare i movimenti di braccia, gambe e viso e saranno in grado di capire anche se si sta camminando o correndo. Si tratta di un'esperienza globale, alla Minority Report, confessano i progettisti. Uno degli sviluppatori del sistema 3D di rilevamento del movimento è John Underkoffler, lo scienziato del Mit che ispirò la tecnologia del celebre film di fantascienza. Nella capsula sarà possibile prendere informazioni muovendo le mani o spostando lo sguardo, proprio come faceva Tom Cruise nel film. Attraverso questi sistemi, ipotizzano i costruttori, si potranno fare riunioni di lavoro a distanza con colleghi presenti solo in maniera virtuale. Oppure fare shopping fra gli scaffali "virtuali" di Amazon. O visitare in maniera virtuale il Guggenheim di New York. Insomma, il cocoon potrebbe introdurre una rivoluzione virtuale senza precedenti e portare il mondo in una nuova epoca. Il "cocoon" verrà completato per ottobre 2009, e i primi modelli dovrebbero entrare in commercio nel 2015.

Nebulosa del Granchio svelato un altro enigma



Nebulosa del Granchio svelato un altro enigma

PIERO BIANUCCI
Importante annuncio sulla rivista "Science" di oggi 28 agosto. La pulsar della Nebulosa del Granchio spara nello spazio raggi gamma polarizzati, probabilmente allineati con il fascio dell’emissione radio e luminosa. La scoperta si deve al gruppo di ricercatori dell’Università di Southampton diretto da Tony Dean e ad una équipe dell’Inaf, Istituto nazionale di astrofisica di Roma guidato da Pietro Ubertini (Inaf-Iasf). Questo risultato, molto significativo per la comprensione delle pulsar ma anche per la fisica teorica e in particolare le teorie di gravità quantistica, si è ottenuto analizzando 600 osservazioni della Nebulosa del Granchio (Crab Nebula) compiute con lo spettrometro a bordo del satellite “Integral” dell’Agenzia spaziale europea, osservatorio orbitante per i raggi gamma finanziato anche dall’Asi, Agenzia spaziale italiana. Circa la metà dei fotoni gamma osservati risultano polarizzati. La scoperta aiuterà a chiarire meglio l'enigma del meccanismo di emissione delle pulsar.La pulsar della Crab Nebula ruota su se stessa 30 volte al secondo ed emette in tutto lo spettro elettromagnetico. Fu scoperta nel 1968 poco dopo che Jocelyn Bell ebbe individuato la prima pulsar nel 1967 con un radiotelescopio progettato per osservare la scintillazione delle quasar ed è il primo oggetto di questo tipo di cui si sia riconosciuta la connessione con un resto di supernova: in questo caso la supernova che fu osservata nel 1054, in pieno medioevo. «Osservare fotoni polarizzati – fa notare Pietro Ubertini – è un po’ come vedere un gran numero di persone scendere da un autobus e, invece di andare ognuna per i fatti suoi, incamminarsi tutte, ordinatamente, nella stessa direzione. Come se qualcosa, sull’autobus, le avesse convinte a ubbidire a qualche ordine. Ma se parliamo di fotoni gamma, quelle persone dobbiamo immaginarcele come omaccioni grossi, muscolosi e determinati come non mai a far di testa propria: quale che sia il meccanismo fisico che li ha messi in riga, deve avere una potenza inimmaginabile». «L'allineamento del vettore elettrico di questi fotoni con l’asse di rotazione della pulsar – aggiunge Tony Dean – insieme con la sua conformità rispetto all’angolo di polarizzazione ottica, rafforza l’ipotesi che entrambi i flussi, quello ottico a bassa energia e quello gamma ad alta energia, siano generati nello stesso luogo, vicino alla stella di neutroni. Una scoperta che ha implicazioni importanti per la comprensione degli acceleratori ad alte energie come la Crab».La Nebulosa del Granchio con al centro la sua pulsar è ciò che resta della supernova osservata nel 1054 nella costellazione del Toro ed è l'oggetto numero 1 del Catalogo Messier (M1). Disegnatore tecnico all’Osservatorio di Parigi, Messier scandagliava la notte con un telescopio a specchio da 19 centimetri alla ricerca di comete: ne scoprì 15 e fu il primo ad avvistare la cometa di Halley nel 1759, secondo la previsione dell’astronomo inglese, tanto che il re di Francia Luigi XV lo soprannominò “il furetto delle comete”. Messier catalogò gli oggetti nebulari solo per non perdere tempo confondendoli con la sua unica preda ambita: le nuove comete. Iniziò il 12 settembre 1758 con la Nebulosa del Granchio (M 1), nella costellazione del Toro, mentre inseguiva una cometa apparsa in quei giorni. Il primo catalogo di Messier è del 1771 e comprendeva 45 oggetti. La versione del 1784 ne elenca 103. Méchain ne aggiunse poi altri sette. La cosa curiosa è che oggi le comete di Messier sono dimenticate mentre i suoi “scarti” elencati nel Catalogo comprendono alcuni degli oggetti più attuali dell’astronomia contemporanea, dalla Nebulosa del Granchio, nella quale nel 1968 fu scoperta una delle prime Pulsar, alla nebulosa di Orione (M 42), dalla galassia di Andromeda (M 31) a quella dei Cani da Caccia (M 51), fino alle nebulose Trifida (M 20) e Laguna (M 8).